Decreto Flussi approvato: cosa cambia davvero per lavoratori e famiglie

Il Parlamento ha dato il via libera definitivo al Decreto Flussi, introducendo una serie di modifiche che ridisegnano in parte l’ingresso dei lavoratori extra UE in Italia.

Decreto Flussi approvato: cosa cambia davvero per lavoratori e famiglie

È un provvedimento che non rivoluziona nulla, ma aggiorna alcuni meccanismi che da anni mostrano limiti e ritardi strutturali. Niente invasioni, niente miracoli: solo una presa d’atto delle esigenze reali del mercato del lavoro italiano, soprattutto nei settori più fragili.

La novità più evidente riguarda la tempistica dei nulla osta al lavoro, che dovranno essere rilasciati entro trenta giorni dalla richiesta nominativa. Una promessa di efficienza che andrà verificata sul campo: gli Sportelli Unici e le Questure sono storicamente sovraccarichi, e rispettare i tempi sarà la vera sfida.

Un altro cambiamento significativo riguarda i lavoratori formati nei Paesi d’origine. Chi completa percorsi di istruzione o formazione riconosciuti avrà dodici mesi di tempo per richiedere il visto e fare ingresso in Italia. La norma è sperimentale e mira a evitare che la formazione resti scollegata dalle opportunità lavorative.

Una delle parti più discusse del decreto è l’estensione fino al 2028 del canale “fuori quota” che consente l’ingresso di fino a 10.000 lavoratori extra UE per l’assistenza familiare e socio-sanitaria. La misura risponde a un problema noto: l’Italia non ha abbastanza manodopera disponibile nel settore dell’assistenza a disabili, anziani non autosufficienti e, ora, anche bambini da zero a sei anni. Il provvedimento non crea squilibri, ma certifica una realtà che famiglie e associazioni denunciano da anni.

Sul fronte della tutela sociale, la durata dei permessi di soggiorno per vittime di tratta, sfruttamento o violenza domestica viene portata da sei a dodici mesi, con possibilità di proroga. L’obiettivo è garantire maggiore stabilità a categorie particolarmente vulnerabili, facilitandone l’inserimento lavorativo e sociale.

Meno entusiasmante è l’aumento dei tempi per il ricongiungimento familiare, che passano da novanta a centocinquanta giorni. Una scelta che rischia di appesantire ulteriormente procedure già lente, rendendo più complesso il percorso per famiglie che attendono di potersi riunire.

Infine, cambia la regolazione degli ingressi per programmi di volontariato, che ora verranno stabiliti su base triennale invece che annuale, con l’obiettivo di rendere le programmazioni più stabili e prevedibili.

Nel complesso, il Decreto Flussi approvato non genera allarmi né apre le porte a situazioni ingestibili. Introduce alcune semplificazioni, corregge criticità note e amplia leggermente l’accesso in settori dove la domanda è costante e non coperta dal mercato interno. Come sempre, molto dipenderà dalla capacità della macchina amministrativa di trasformare le norme in realtà operativa.

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